Benvenuto

L'Europa é fatta, dov'é la Sardegna?


Sono parecchi anni che l'Europa é una realtà. E' sicuramente un'unione economica, quella politica sembra lontana e per la verità desiderata da quasi nessuno. L'Italia é parte dell'Europa, sicuramente più per scelta politica dei vari Governi che per convinzione dei cittadini, orfani della Lira e alle prese con il vivere quotidiano sempre più complicato. E la SARDEGNA?. 

La Sardegna si limita a galleggiare, con il continuo pericolo di andare a fondo. Il Governo italiano é presente solamente quanto si parla di basi militari, quando deve contrastare le scelte politiche dell'Assemblea regionale e , ovviamente, nel mandare i propri componenti in occasione delle elezione. Poi il vuoto. Questo con la complicità e subalternità dei politici nostrani che, una volta eletti, puntualmente si scordano origini e promesse di voto, prostrandosi oltre misura al volere del Governo e dello Stato italiano.

 

Un'altra Sardegna é possibile?

Fallita l'industrializzazione forzata,  oggi trasferitasi in oriente per gl'inferiori  costi di  manodopera, energia, per fiscalità più vantaggiosa, ai sardi non rimane che emigrare. C'era comunque d'aspettarselo, visto che in realtà questa forma di industria in gran parte funzionava non sulla produzione economicamente vantaggiosa, ma sulla costante sovvenzione con denaro pubblico. Purtroppo é da rimarcare che, come orde barbariche, imprenditori calavano sull'isola alla ricerca di soldi facili, accolti prima come salvatori e poi scoperti predatori. Si creavano così piccole e medie imprese, si occupavano maestranze che puntualmente venivano accusate d'essere "nulla-facenti", motivo per il quale l'imprenditore "prendeva il volo", non dimenticandosi di portare con sé il malloppo. Questa é la spiegazione del dove finiscono i denari per il Mezzogiorno: ovvero al nord, in gran parte ad opportunisti imprenditori del nord Italia. La Sardegna ha il dovere di imporre la propria volontà di creare un sistema economico specifico, che si integri nella particolare situazione sarda, perché l'insularità é un fattore economico di notevole incidenza. Il miglioramento della condizione economica é possibile, le imposizioni calate dall'alto sono solo delle pezze temporanee che posticipano alle calende greche la risoluzione del problema.

 

Indipendentismo e progresso.

E' convinzione errata che gli indipendentisti sardi abbiano l'unico scopo di creare uno Stato indipendente per conservare cultura, tradizioni, lingua, ordinamento economico e sociale, negando alla Sardegna ogni collegamento con il resto del mondo. Nemici del progresso e dell'integrazione. L'errore sta nel considerare come massima integrazione quella attuale, che di meglio non si possa fare. Altro errore é ritenere gli altri, i non sardi, più capaci, così mettendo se stessi  al libero arbitrio altrui. Creare uno Stato sardo significa muoversi verso il mondo con le proprie gambe, non fare l'autostop in una strada dimostratasi scarsamente trafficata e con veicoli diretti in direzione opposta. La Sardegna indipendente potrà essere tecnologicamente avanti e integrata(>>leggi), quando deciderà di farlo, perché l'Italia non lo farà mai. Se vorremo una nostra rete televisiva e Internet a totale copertura del territorio, trasporti aerei e navali moderni, una rete ferroviaria, un'economia basata sui prodotti e bellezze naturali locali, che distribuiscano  ricchezza diffusa sulla popolazione, non resta che essere indipendenti. Perché si spendono denari pubblici per il Mose e non anche per realizzare una rete ferroviaria che colleghi in tempi brevi le principali città sarde, i porti e alcune località turistiche molto frequentate?. Libertà di movimento, facile circolazione di persone e merci muovono più denaro di quanto si pensi.

A mio avviso l'indipendentismo parte da basi salde, storiche, però si presenta troppo frazionato, caduto anch'esso nella lotta politica di facciata "destra contro sinistra, poveri contro ricchi", nello specchiarsi troppo a lungo dopo lodevoli iniziative sostenute per la causa. La politica moderna é di una moralità prossima allo zero, l'indipendentismo sardo deve raccogliere il disappunto sempre più marcato dei cittadini verso uno Stato immorale. Basta divisioni ideologiche stantie e anacronistiche.  Sardi, creati liberi. Liberi di creare.




L'idea indipendentista

Piccola premessa: metto per iscritto il mio pensiero e, da cittadino novello in politica, sicuramente ad alcuni potrei dar fastidio. Scusate, ma per primo dire metto via la tipica riverenza verso coloro si pensa essere intellettualmente meglio piazzati ( Ecco... due o tre hanno smesso di leggere, offesi e con la giugulare gonfia, sono passati alla Tv, accampati sul divano con birra e telecomando padroni della situazione...).
Chi é l'indipendentista?. Stai calmo, non agitarti, ti vedo!. Oggi l'indipendentista é un tizio con delle caratteristiche precise: fugge dal presente in nome del passato, parla in lingua sarda e ragiona in italiano, scrive in una delle unmilioneseicentomilacinquantatre versioni della lingua sarda, mani incallite e immancabile "berritta" sul capo.
Quanti e dove si trovano?. Attendo a giorni una mail del WWF Sardegna. In principio si dice fossero tanti, pazzi e male armati. Oggi sono pochi, internet-dipendenti e armati di "Forum", loro piazza personale dove obbiettare é pericoloso....ti segano l'account. Divisi in fazioni, si scontrano ogni giorno, le lingue biforcute italo-sarde si avvinghiano, poi a lotta finita si danno appuntamento per il prossimo dì. Mi sa tanto che i Nuraghi avevano lo scopo di difendere i Sardi dagl'altri Sardi!.
Daiiiii.....non offendetevi...scherzo....pesce d''aprile! ( oggi primo aprile 2007)
Allora, l'indipendentista é chiunque. L'indipendentista é ovunque, trovarlo non é semplice perché spesso neanche lui sa di esserlo, figuriamoci se lo manifesta apertamente.
Qualsiasi individuo, messo al corrente della possibile nuova opportunità di vita sociale all'interno di uno Stato Sardo, di primo acchito si spaventa ed obbietta in preda al" mamma arrivano i barbari!" e via....a gambe levate verso il seggio a votare i partiti-sicurezza italiani.
E' evidente che, nello stress del vivere quotidiano, essi prendano le informazioni dai mezzi di informazione di massa, quali Tv e giornali, non trovando tempo per l'informazione alternativa, quella che si ricerca personalmente. Da qui la difficoltà di penetrazione conoscitiva delle motivazioni indipendentiste, é una lotta impari e persa in partenza, come dimostra la storia recente: con il boom di Tv e giornali il "sardismo" é decaduto sostituito da una veste "sardista" messa su dai partiti italiani. Ma io in questo vedo una speranza: se i Sardi dimostrano di gradire questa "sardità" ( per ora senza distinguere tra "inganno" o meno), sta a significare che in cuor loro c'é " l'identità Sarda" . Se per identità sarda s'intende appartenenza ad una comunità, quella sarda, é palese che non si debba insistere a sottolinearne le caratteristiche, intrinseche, ma si divulghi il percorso politico da seguire, le modalità, la tempistica. Su questo l'individuo saprà relazionarsi e prendere la decisione giusta. Oggi i partiti politici indipendentisti insistono ancora troppo sulla "identità sarda", la lingua, la storia, la cultura, indicando la via politica per l'indipendenza con un generico " l'Italia ci deve dare l'indipendenza" o simile, a rivendicazioni, per quanto vere, ma inopportune, perlomeno in un' immaginaria scaletta di priorità . Troppe lotte interne, addirittura destra contro sinistra, divulgazione politica limitata nel territorio. Debbo dirla tutta: visti da fuori, non é che fate quella buona impressione che vi aspettate. L'indipendenza é un nostro diritto, ma come applicarla con un appoggio popolare quasi insignificante?. Esiste un partito, un movimento, che ha stilato un "piano d'azione", che ha programmato fin nei dettagli il percorso politico che nel giro di "tot" anni diffonda l'idea indipendentista, che tolto da sotto i piedi l'arido suolo italiano ( con tutti i suoi difetti), sia pronto a sostituirlo con fertile terra produttiva di idee, di imprenditori,di servizi efficienti, insomma di uno Stato finalmente funzionante?. Come si sostituisce lo Stato italiano con lo Stato sardo?. Chi resta, chi va ?. Se lo Stato italiano arretra, i suoi servitori, nostri corregionali, potranno ricoprire cariche pubbliche nel nuovo Stato?. Se si, cosa sarà cambiato?. Se no, sarà democratico o meno cacciarli via, dove?. Se gli indipendentisti saranno la maggioranza, saranno la "matrigna" che opprimerà la ex maggioranza che magari negli anni chiederà l'annessione all'Italia?. Queste sono domande, per quanto ingenue, che noi gente di strada poniamo e alle quali risposte all'orizzonte non vediamo.
 

 


 
 

L'Italia:

Signoraggio

Le banche centrali e il controllo privato del denaro

 

Scie chimiche in Sardegna

Micro e nanoparticelle

Produzione di armamenti

 


 
Sardegna dal satellite
Statuto Sardo
Lingua Sarda

Dizionario sardo

Inno Sardo

Shardana

 

Dichiarazione universale dei diritti umani

 Europa : La carta dei diritti fondamentali

 

I Sardi

www.colonnedercole.it

Acqua pubblica 1
Acqua pubblica 2

Acqua libera

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

Socialforge

 

Articolo 21

 
   
   
 
 
 
 
 

Template design by www.ex-designz.net

Note legali